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Nomentana: Arte bizantina e chiese paleocristiane a due passi dal centro

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Una basilica del VII secolo e un antico mausoleo dedicato a una santa che santa non è mai stata. Sant'Agnese fuori le Mura e Santa Costanza sono due mete vicine da raggiungere con una piccola deviazione dal centro storico. Segui Gaia alla scoperta della Nomentana

È facile pensare che la Nomentana inizi e finisca dalle parti di Porta Pia, là dove i bersaglieri del Regno d'Italia entrarono a Roma il 20 settembre 1870. Subito dopo, infatti, andando verso fuori, il bel quartiere di palazzi fine Ottocento, inizio Novecento comincia a lasciare il passo ai quartieroni borghesi che caratterizzano questa porzione della capitale.

La Nomentana è come una fettuccia infinita che ti spinge lontano dal centro della Città Eterna, lasciandoti ancora la voglia di misurarlo a forza di passeggiate.
È quindi con un desiderio di bellezze antiche ancora non soddisfatto che ci si imbatte nel complesso basilicale di Sant'Agnese fuori le Mura, all'altezza del civico 349, l'esempio più puro di chiesa bizantineggiante esistente a Roma.

Venire da queste parti, dunque, è l'ennesima riprova che anche allontanandosi dal centro storico, la ricchezza dell'Urbe trova sempre modo di farsi riconoscere: nel rudere in un parco, nel fantasma di un antico acquedotto fra le ex borgate, nei paesaggi moderni delle ferrovie capitoline. Oppure in una basilica del VII secolo che sorge sul luogo di sepoltura di una martire bambina, Agnese (o Agnesina come la chiamano i romani), morta sgozzata nella Roma costantiniana, come l'agnellino che porta tradizionalmente in braccio.

E infatti, anche l'imperatore Costantino gioca un suo ruolo in questa visita "fuori-porta": il Mausoleo di Santa Costanza, eretto come monumento celebrativo alla propria famiglia dalla figlia dell'imperatore, è a poca distanza dalla basilica e dalle sue catacombe perché la giovane nobile era assai devota proprio alla martire titolare del complesso, sua contemporanea.

Qui, in questa chiesa a pianta rotonda così diversa dalla ricchezza sfacciata dei luoghi di culto del centro, è facile sentirsi sospesi in un altro tempo e in un'altra epoca. La luce filtra appena, il silenzio è impenetrabile. Sui muri spogli si intravedono le incisioni di un gruppo di stranieri in viaggio a Roma durante il Seicento, quando si credeva che questo edificio fosse il Tempio di Bacco. La fretta, lo stress, tutto sembra annientarsi davanti alla bellezza sobria del mausoleo. Pare strano, ma il paradiso è facile incontrarlo anche su Via Nomentana.






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