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Torre Angela: Passato, presente e futuro di una torre sulla Casilina

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Il passato di Torre Angela lo leggi nei campi aperti che ogni tanto si aprono sulla strada, il presente invece sono le case ben curate, le palazzine intonacate di fresco e i negozi su via di Torrenova. Il futuro saranno probabilmente i suoi nuovi abitanti, che arrivano da tutto il Mondo. Vieni a scoprire la periferia di Roma con Gaia!

A scorrere la storia di Torre Angela sembra di leggere uno di quei trattati di urbanistica di inizio Novecento, quando si individuavano i latifondi dei nobili per poterli espropriare e costruire infrastrutture, case, condomini e piazze capaci di accogliere i romani poveri e i tanti nuovi arrivati dopo il compimento dell'Unità d'Italia.


Leggi i nomi degli aristocratici che si sono passati i terreni e riconosci alcune famiglie importanti: i Ludovisi-Boncompagni, i Cesi e poi la Chiesa - come sempre - i Gesuiti. Impossibile, allora, non pensare anche ai loro "possedimenti" del centro, villa Boncompagni-Ludovisi dove oggi c'è il quartiere di Via Veneto, la chiesa del Gesù che si affaccia su via del Plebiscito andando verso Campo de' Fiori.

Queste erano le splendide dimore di un'aristocrazia che si credeva padrona della città, quelle erano le loro tenute fuori porta (non le uniche, sia chiaro), i campi da cui provenivano gli ingredienti dei loro banchetti. Torre Angela era periferia anche allora, come lo è oggi. Vie consolari e fondi a perdita d'occhio. Ieri un calesse solitario che portava il raccolto, oggi l'abituale traffico strombazzante e il via-vai che contraddistingue tutta Roma. 
Non che Torre Angela sia un quartiere così antico. Ma sono pensieri facili a risalire il cervelletto anche quando ci si trova effettivamente davanti alla torre, oggi immersa nel normale caos della Casilina, ieri sperduta negli sterpi di una campagna romana ferma nel tempo, immobile.

La visita va cominciata con queste riflessioni leggiadre perché "per leggere" il quartiere, invece, bisogna ricordare che Torre Angela è stata una borgata di quelle dure, come tante ce ne sono state a Roma. Un luogo dove - dopo la seconda guerra mondiale - finiva spesso chi emigrava verso la capitale. E "qui" diventava casa sua, anzi, la casa veniva costruita un mattone dopo l'altro, nelle pause dal lavoro. Anche quel passato prossimo di Torre Angela oggi sembra incomprensibile. 

Certo, siamo ancora in una periferia isolata, ma il quartiere è fiero del proprio decoro, delle villette (lentamente trasformate in mini-condomini) ben curate, ben intonacate, coi giardinetti floridi e i gerani prepotenti che si affacciano dai balconi, dei negozi aperti sulla strada principale, via di Torrenova. A camminarci non senti il peso dell'ex-borgata, delle fognature pazze, dell'assenza di strade che hanno caratterizzato i primi fiati di vita di Torre Angela. 

Oggi invece senti lingue diverse e vedi culture diverse che - faticando - cercano un modo decente di convivere in uno spazio in fondo "giovane" e ristretto. Il quartiere raccoglie ben cinquanta popoli del Mondo e, del mondo, alla fine sembra un po' l'ombelico. E sarà questo il futuro della zona, un futuro che rimarrà, decoroso e curato, come quei balconcini fioriti, come quelle palazzine tirate su a forza di braccia che sono l'orgoglio di chi è arrivato dopo che i nobili erano andati via. E ha fatto diventare Torre Angela casa sua.





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