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Tor Vergata: le promesse del nuovo quartiere universitario di Roma

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Grandi strade silenziose, condomini, gru e cantieri. Tor Vergata è un quartiere in divenire, anzi in progress, in cui l'università e l'ospedale fanno da polo d'attrazione, aspettando la mega-opera dell'architetto Calatrava dedicata allo sport. Le promesse sono tante, ma nel frattempo la zona vive una vita quotidiana tutta da scoprire. Segui Gaia in questo itinerario insolito!

Ha una storia comune a tanti quartieri della periferia di Roma, Tor Vergata. È nato negli anni Sessanta e un decennio più tardi diventava l'ennesima (quasi)borgata adibita a edilizia popolare fra le molte della zona: Torre Angela, Torre Gaia, Torre Maura. Palazzoni, strade scarne, servizi assenti. Un passato remoto da sentinella della campagna romana, un passato prossimo di abbandono e disagio e un futuro pieno di promesse. Promesse. Molte delle quali non sono ancora state mantenute. 


A scorrere i media alla ricerca di notizie su Tor Vergata, le prime che ti arrivano senza neanche troppo sollecitare sono quelle relative agli affitti. Un alieno che si trovasse a Roma per studiare la realtà capitolina arriverebbe subito a una conclusione: il quartiere è in locazione. Come un gigantesco appartamento, come una casa di vacanza in cui gli inquilini sono quasi sempre studenti fuori sede o extracomunitari alla ricerca di un alloggio ancora economico, proprio perché lontanissimo dal centro.

Eppure un momento storico anche Tor Vergata l'ha avuto. Ma è storia recente la sua. Era il 2000 quando un esercito di papa boys si riuniva sotto un palco stratosferico per accogliere gli ultimi momenti del pontificato di Giovanni Paolo II. Fu quello l'istante in cui il Mondo intero si accorse dell'esistenza della zona, eletta per un giorno a luogo di festa e poi "abbandonata" al suo destino, alle sue lotte quotidiane. 

Chi invece è di Roma e conosce la città anche nelle sue periferie sa che Tor Vergata non è soltanto una (quasi)borgata e un indirizzo per celebrare il cattolicesimo. Sa che c'è la seconda università della capitale e un ospedale (anch'esso universitario) scintillante, nuovo e già affollatissimo di utenti

E sono queste le promesse da mantenere in zona. Trasformare la borgata (quasi) in un quartiere moderno, efficiente, giovane. Come un gigantesco campus americano, come una San Lorenzo un po' meno movimentista e ribelle, più studiosa (e forse più noiosa). 

Poi ci sarebbero anche i residenti non universitari, che - come tutti - stanno aspettando biblioteche, uffici postali, strade meglio illuminate, parchi attrezzati e tutti gli accessori (accessori?) che costituiscono il vivere civile in un quartiere moderno. 

A quel punto Tor Vergata sarebbe anche un luogo interessante da visitare per "i turisti urbani"; quelli più timidi, ovviamente, perché i pionieri già sanno che da queste parti si può venire per godere dei silenzi e degli spazi "metafisici" di un quartiere in divenire, per ammirare gli sprazzi di campagna romana che qua e là fanno capolino fra i palazzi e l'asfalto. Per suggellare, solidarizzando con i residenti, una grande verità: che le promesse vanno sempre mantenute.





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