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Ponte Milvio: Storia di confine fra Tor di Quinto e Flaminio

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Il ponte più antico di Roma, Ponte Milvio, è sul confine di due quartieri, Tor di Quinto e Flaminio. Scopriamolo con Gaia in una passeggiata dedicata alla sua storia densa, e indirettamente anche al fiume di Roma, che inizia nel IV secolo avanti Cristo e termina oggi, fra i lucchetti degli innamorati, e joggers che ogni mattina lo scelgono per allenarsi, rinnovando il silenzioso patto d'amore fra la città, il Tevere e il suo ponte

"Signor ponte", si dovrebbe dire a Ponte Milvio ogni volta che ci si passa sopra. Perché ne ha viste talmente tante nella sua lunghissima storia da poter tranquillamente sopportare tutti i lucchetti degli innamorati che ancora penzolano dai suoi lampioni d'epoca e il nome buffo che il popolo di Roma gli ha affibbiato in un gesto impetuoso di familiarità: Ponte Mollo.

Mollo proprio non si direbbe considerando, che il "guado" a Nord della capitale e il suo accesso più antico è stato testimone dell'antichissima battaglia fra Costantino e Massenzio (quella dell'"In hoc signo vinces") nel 312, oltre che del corteo di Carlo Magno in occasione della sua incoronazione in San Pietro il 25 dicembre dell'800 e di infiniti pellegrini e assedianti che si sono assestati presso il suo ingresso rispettivamente in tempi di pace e di guerra.

Probabilmente si è guadagnato quel soprannome perché un tempo era tutto di legno e ciclicamente le piene del fiume se lo portavano via. O forse perché voluto dalla gens Molvia (da cui anche il nome "ufficiale" Milvio) che lo edificò per prima nel IV secolo avanti Cristo.

Oggi, poi, fa pure da confine ideale a due quartieri popolosi e noti di Roma Nord. Un ruolo che sembrerebbe sminuirne l'importanza, ma che invece il ponte assolve con lo stile dei vecchi saggi, dei patriarchi della comunità. Accoglie ogni sera i ragazzi di zona che usano le sue spallette per una bevuta stradaiola e ad ogni alba sorride a chi lo sceglie per la sua sessione quotidiana di jogging mattutino. Benedice gli amanti che minano la stabilità dei suoi lampioni vintage con i famigerati lucchetti (a lui sembreranno bazzecole, dopo che è riuscito a fermare gli eserciti). E si preoccupa di dirci se siamo ancora nel nobile quartiere Flaminio o nell'ex territorio dei vignaioli: Tor di Quinto.

Sembrerebbe un po' poco per un vecchio combattente come il Ponte. Ma in fondo a un grande "anziano" non si può chiedere di più. Ci si può piuttosto accomodare fra le sue pietre consumate e ascoltarne le storie, rispettandone i secoli e ammirando la grinta con cui, fra lucchetti e nomignoli affronta il futuro. Con lo smalto di un padre benevolo.






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