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Piazza Navona: Il lago, il papa, la cognata del papa e Roma

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La piazza Navona che ammiriamo oggi è frutto di un’opera grandiosa di rifacimento ordinata dalla famiglia di papa Innocenzo X per la quale si sacrificarono tutte le attività popolari che fino ad allora si tenevano sulla piazza. Poco a poco però piazza Navona tornò in mano dei romani. Segui Gaia alla scoperta di una Roma diversa!

Ci accoglie sempre con quell'aria da salotto buono di Roma, affollata di artisti di strada, piccioni e gente che passeggia o staziona vicino alle fontane. 


Piazza Navona è troppo "internazionale" per avere il fascino raccolto e popolare delle piazzette romane, troppo grande per invitare a un'ammirazione intima della bellezza della Città Eterna. 

Se si decide di percorrere l'antico tracciato del Circo di Diocleziano, insomma, lo si deve fare sapendo di trovarsi precipitati nel bel mezzo della Roma turistica, in cui è necessario tuffarsi senza remore né timori. 

Un aiuto consistente, intanto, arriva dalla piazza stessa. I bar assorbono la folla di stranieri come spugne, gli acquarellisti li distraggono, l'acqua delle fontane ne attutisce il brusio. 

È facile decidere di voler soltanto "passare" per piazza Navona e poi fermarsi un po' più del dovuto, vinti dal fascino delle linee della facciata di Sant'Agnese in Agone, avviluppati nella forza che si sprigiona dalla Fontana dei Fiumi e che poi si avviticchia lungo l'Obelisco

Poco importa se c'è sempre troppa gente.

 Piazza Navona è uno dei pochi luoghi di Roma in cui i romani non soffrono a sentirsi minoranza fra i turisti. 

Ed è una strana sensazione che stride molto con la storia del luogo, sottratto al popolo proprio per essere trasformato nel "salotto buono" di cui sopra dai Pamphilj, (papa Innocenzo X e sua cognata Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj) che furono i committenti, a metà Seicento, di un'operazione artistica di prima qualità, quella che oggi ci permette di ammirare la piazza in tutto il suo splendore, uno splendore aristocratico, sì, ma sempre romano fino al midollo. 

Ecco, all'epoca di quei lavori Roma (la Roma popolare) partecipò più che altro con i propri mugugni e godendo delle beghe infinite fra la vera artefice della piazza, Donna Olimpia, e gli artisti coinvolti (fra tutti, Bernini e Borromini). 

La piazza, in sostanza, crebbe alimentando una marea di pettegolezzi su rivalità artistiche, distrazione di fondi pubblici (a Donna Olimpia, più tardi si imputò di aver fatto sparire i soldi del Giubileo) e angherie di vario genere, tipo l'aver letteralmente cacciato a calci i lavoratori dello storico mercato alimentare che si teneva sulla piazza dal Quattrocento.

Neanche con l'istituzione del "Lago", la famiglia del papa sprecò molti pensieri per il popolo di Roma così malamente estromesso da piazza Navona. Caso mai gli si permetteva di infilarsi di straforo, di sbirciare non visto, ma senza dare scandalo, senza involgarire il gioioso evento.

 Ma cos'era il Lago?

 Tecnicamente la festa fu creata nel giugno del 1652, era un gioco di massa prettamente estivo perché il sabato e la domenica sera si chiudevano gli scarichi della Fontana del Moro e la piazza, in due ore, si allagava per la gioia dei nobili che accorrevano con le carrozze a godersi il fresco di questo lago cittadino e blasonato. 

Anche i "moretti" dei rioni non esitavano a lanciarsi, clandestini, nella mischia. A loro poco importava di rivivere un omaggio simbolico alle antiche battaglie navali di epoca romana. 

Lo facevano per il caldo, soprattutto, e per la festa. Anno dopo anno, poi, sempre meno nobili amici dei Pamphilj accettarono di partecipare e alla fine, il lago di piazza Navona si aggiunse al novero delle feste popolari e nel frattempo - decaduti i Pamphilj - la piazza tornò ad essere dei romani in tutto e per tutto.

 Come in fondo era giusto che fosse, mercato compreso. Immaginiamo che fu una riappropriazione gioiosa perché il potere di attrazione di piazza Navona sui romani è immenso e travalica i secoli.

 Forse per questo, qui meno che altrove, non soffrono a sentirsi minoranza. C'è un dialogo segreto fra la piazza e Roma, si parlano come due vecchi amici che si sono divertiti insieme per tanti anni, poi si sono persi di vista e adesso si sono ritrovati.

 E non si lasceranno mai più.







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