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Via Ardeatina: Archeologia Cristiana e Memoria Partigiana a due passi dall'Appia Antica

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"Figlia" dell'Appia Antica, Via Ardeatina taglia l'Agro Romano e offre un patrimonio di monumenti antichi, con le sue catacombe e le sue chiese medievali, e di memorie dolorose, custodite nel museo e mausoleo dedicati all'Eccidio delle Fosse Ardeatine. Segui Gaia in questa passeggiata sul filo della Storia

L'Ardeatina e l'Appia Antica si somigliano. La prima è nata come diramazione dell'altra, figlia dello stesso ingegno e della stessa civiltà che ha concepito delle strade finalmente moderne per far passare eserciti e commerci in un territorio sempre più vasto.

Dalla Porta che si apre sulle Mura il primo tratto dell'Ardeatina è un tuffo nella memoria dell'Agro Romano, un momento speciale in cui Roma si rivela particolarmente selvaggia, fiera dei suoi marciapiedi scarni, della vegetazione spontanea che incrosta la pietra consunta delle recinzioni, i mattoni rossicci degli edifici stranamente rari.

È terra di catacombe e memoria, l'Ardeatina. Il luogo dove rendere omaggio non soltanto ai primi martiri cristiani, ma anche ai morti delle Fosse Ardeatine. 
È un lembo di città che con la Città Eterna sembra non avere niente a che fare, se non per quella splendida abitudine di stupire i turisti con i suoi panorami, sempre inattesi. Un fuori porta così vicino al cuore di Roma da sembrare a due passi dal caos del centro storico.

Qui si vengono a cercare chiese e catacombe che arrivano da un'epoca in cui il Cristianesimo era cosa nuova e fragilissima. Come quella del Domine, quo Vadis? (anche nota come Santa Maria in Palmis), del IX secolo, dove si conserva ancora l'impronta dei piedi di Cristo su una lastra di pietra consumata, che è invece un ex-voto pagano.
O le Catacombe di Domitilla, cioè costruite sul terreno di una patrizia, Flavia Domitilla, della gens dell'imperatore Vespasiano, a due passi da quelle di San Callisto, al confine con l'Appia Antica e via delle Sette Chiese.

A scoprire il fascino polveroso di via Ardeatina bisogna venire con il piglio di un geologo e la passione per secoli ormai completamente dimenticati dell'Urbe. 
Non si rimarrà di certo insoddisfatti, comunque. Magari un po' scossi. Soprattutto dopo la sosta alle Fosse Ardeatine, dove il 24 marzo 1944, 335 vittime, fra civili e militari, trovarono la morte durante il massacro della più famosa rappresaglia nazista, che prese spunto da un attentato compiuto da un'organizzazione partigiana nella zona centrale di via Rasella.


La contabilità fu agghiacciante, dieci civili ammazzati contro ogni tedesco morto. I tedeschi nascosero poi i corpi nei tunnel di vecchie cave di pozzolana fuori dalle Mura Aureliane. Lo stesso luogo dove oggi si custodisce questa terribile memoria del secolo scorso. 

Il consiglio è di andarci dalla mattina presto, visitare le catacombe, lasciarsi il tempo per godersi il silenzio e poi raggiungere il civico 174 dove completare con la visita al Museo e Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Roma si rivela anche qui, fra i ricordi impolverati di epoche diversissime fra loro. Ed è comunque un'esperienza indimenticabile, di quelle minime. Come un'haiku alla bellezza e al dolore.






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