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Tiburtina: il Quartiere del Neorealismo architettonico (San Lorenzo a parte)

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Sulla via Tiburtina l'unica attrazione sembra il patrimonio architettonico e umano di San Lorenzo, e invece se solo ci si lascia alle spalle il quartiere universitario, si scoprono nuovi universi romani, solo teoricamente periferici. Seguite Gaia in questa passeggiata di scoperta, fra le palazzine neorealiste del vecchio quartiere Ina Casa

Comincia a San Lorenzo la storia della via Tiburtina come oggi la conosciamo. Ma San Lorenzo, la "Sanlo" degli studenti e dei baretti sembra quasi un universo alieno, legato a un centro che è a due passi. Oggi. 


Ieri invece, il quartiere universitario e "movimentista" e l'antica strada consolare erano entrambi periferia dell'impero. San Lorenzo, per esempio, era per Maria Montessori "un luogo dove le persone perbene passavano solo dopo morte" e la Tiburtina era la sua perfetta continuazione, il deserto della campagna romana, le poche case degli insediamenti operai, il mondo ferrotramviario capitolino che abitava fuori le mura, fuori da ogni tutela. 

Bene, per trovare quel mondo bisognerà superare San Lorenzo ed entrare nel quartiere con gli occhi pronti a riconoscere le architetture razionaliste di quell'epoca lontana: una palazzina color ocra che spunta per prima nel traffico e nei condomini anni Settanta, poi un'altra e un'altra ancora. Lungo la Tiburtina bisogna tenere gli occhi aperti e il cuore libero per accogliere la bellezza improvvisa della zona. Scacciare il caos urlante della periferia, trovare il giusto silenzio nell'affollamento. 

Così si arriva tra Casal Bruciato e il Collatino, a via Crispolti, via Cesana, via Angeli, sotto le forme insolite della chiesa di Santa Maria della Visitazione (appunto, in via Crispolti), per visitare un esempio dell'architettura razionalista del dopoguerra. Anzi, del Neorealismo architettonico e, infatti, appena si mette piede da queste parti, non è possibile fare a meno di evocare immagini in bianco e nero in movimento, Pasolini che cerca il suo prossimo set, insieme ai sogni di gloria di una borghesia che cercava di lasciarsi la guerra (e la campagna romana) alle spalle. 

È un momento speciale a cui bisogna arrivare con la giusta concentrazione, in una giornata particolare di passeggiate randage, in cui il centro di Roma non conta più. Contano solo i romani.





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