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Largo Argentina: impigliati fra arte e archeologia

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In una passeggiata a Largo Argentina, la storia, l'archeologia e l'arte di Roma giocano a mescolarsi in un girotondo di epoche e stili. Scoprite la zona con Gaia in un itinerario che vi farà fare la conoscenza con alcuni splendidi musei e teatri della capitale, stuzzicando la vostra curiosità

Il bello di Roma, si sa, sta tutto nelle sovrapposizioni. In nessuna altra città del mondo (città dal passato altrettanto denso, ovviamente) le epoche si mescolano le une alle altre dando all'osservatore la sensazione di trovarsi in una spirale in cui passato e presente giocano a rincorrersi, si uniscono e poi si separano. 

Ecco, il segreto del fascino della Città Eterna, è tutto qui, nei famosi "strati" per cui la capitale può essere "sfogliata" e ammirata da mille punti di vista diversi ogni volta, anche se si rimane sempre nella stessa zona. 

Largo Argentina è l'esempio classico di questa splendida situazione. Ottocento e Novecento sono le coordinate temporali per descrivere la zona: lo si vede dalle case, dal Teatro omonimo, da come sono stati organizzati gli assi viari. Poi, però, emergono anche le tracce dell'antico Campo Marzio, una delle aree più importanti per la Roma del passato, cuore pulsante dell'Impero, centro culturale e politico di prima grandezza. Uno spettacolo di rovine e gatti ci accoglie mentre siamo lì a decidere se deviare verso il Pantheon o svicolare verso Campo de' Fiori, o più semplicemente, se si vuole proseguire lungo Corso Vittorio Emanuele II fino al Tevere. 

L'Area Sacra, però, è solo una parte di questo girotondo storico in cui il turista finisce sempre per trovarsi piacevolmente incastrato. Fra i templi di epoca repubblicana, che emergono da un "buco" nella piazza, Cesare ha conosciuto i pugnali dei congiurati nel 44 a. C. Ma non bisogna fermarsi qui. 

Via delle Botteghe Oscure, per esempio, offre ancora testimonianze antiche inaspettate. Il Museo Crypta Balbi, infatti, è il luogo dove andare se si vuole avere un quadro perfetto della zona nel passato, perché è stato costruito direttamente sopra i resti di una delle strutture più chic e alla moda dell'epoca imperiale: il teatro di Balbo, ricco imprenditore andaluso che a Roma volle lasciare un segno della sua presenza, commissionando uno spazio dedicato alla cultura e agli spettacoli a due passi dal Teatro di Pompeo, che è un po' più antico ed era il primo teatro stabile della città (per altro si trovava più o meno dove oggi sorge il Teatro Argentina).

Così, mentre si passeggia ammirando la collezione di reperti del museo, è più facile sentirsi trasportati nel vecchio Campo Marzio e scorrere tutti i cambiamenti della città fino al Medioevo, al Rinascimento e a oggi.

Stessa sensazione si avrà camminando verso il Pantheon. Via dell'Arco della Ciambella appare quasi all'improvviso. Un troncone di arco ancora occhieggia fra i condomini. È ciò che rimane delle prime terme di Roma, quelle volute da Marco Vipsanio Agrippa, il luogotenente (e genero) dell'imperatore Augusto, nel I secolo avanti Cristo.

Un cambio di secolo ci attende, invece, lungo Corso Vittorio Emanuele II. 
Lì, infatti, vive la storia di Roma nel Rinascimento e in epoca barocca, con la Chiesa Nuova e le ardite soluzioni architettoniche pensate da Borromini nel 1637 per l'Oratorio dei preti di San Filippo Neri che qui avevano il loro quartier generale. 

In un paesaggio punteggiato da musei, teatri (presenti e passati) e angoli suggestivi in cui il fascino di Roma prorompe, è facile trascorrere ore senza mai staccare gli occhi dalla guida, perché ogni scorcio, ogni via, ogni piazzetta avrebbe bisogno di un approfondimento speciale. D'altro canto questo è il bello della capitale, la sua magia, il fascino di un vortice temporale che ci fa sentire al tempo stesso impigliati nella storia, storditi, eppure tanto felici.





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