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Cinecittà: Cinema e negozi nella Hollywood de noantri

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Lungo la Tuscolana, la prima cosa che balza agli occhi è il cancello principale degli studios di Cinecittà, la città del cinema che ha portato la Roma del dopoguerra sotto i riflettori del mondo dello spettacolo. Scoprite il quartiere in una passeggiata fra memoria e negozi in compagnia, come sempre, di Gaia

Quasi ti aspetti di incontrarle all'improvviso, le belle dive del cinema di una volta.
Davanti al muro di cinta di Cinecittà sarebbe la cosa più naturale del mondo, veder comparire una macchina elegante e intravedere un baluginare bianco pelle. È Sophia Loren, è Gina Lollobrigida, è Elisabeth Taylor appena sveglia, con ancora i segni fra le ciglia della notte brava passata a via Veneto, nei caffè della dolce vita.

A Cinecittà ci si arriva con nel cuore un assurdo desiderio di mettere indietro le lancette del tempo, quando questo quartierone placido spalmato sull'asfalto della Tuscolana era l'Hollywood de noantri, la mecca di un cinema "mitologico" e perduto che si incaricava di trasportare la capitale dagli anni amari della guerra a quelli ruggenti del boom.

Allora, ce lo immaginiamo, fuori dai cancelli degli studios, c'era la fila di romani che speravano in una particina o in una comparsata per svoltare la giornata. Eserciti di mamme che portavano i figli fotogenici ai provini, speranze, illusioni, aspettative. Dentro, invece, una legione di maestranze creava il sogno del cinematografo: scenografi, registi, elettricisti, operatori, fonici e loro, le Star, le belle che conducevano una vita da sogno, perennemente attorniate dai fotografi, circondate da ricchezza e benessere.

Cinecittà era il paradiso, era un angolo dell'Urbe in cui la vita cambiava di botto. Un'enclave chiusa ed elitaria a cui si accedeva soltanto se "scelti".

Oggi le grandi produzioni non girano più agli studios, gli anni ruggenti del cinema all'amatriciana sono finiti, ma quel cancellone e quel muro di cinta invalicabile segnalano ancora l'ingresso dal Raccordo nel quartiere del grande schermo, nella periferia romana più conosciuta al mondo.
Dici Cinecittà anche a New York e il tuo interlocutore sa di che cosa stai parlando.
Non conosce il presente del quartiere, ignora il Centro commerciale, il traffico arrabbiato e i condomini giganteschi a ridosso della fermata della linea A della metropolitana.

Le strade qui giocano con una toponomastica che inneggia all'antico, nomi di imperatori e di personaggi della storia antica di Roma, ma non suscitano immediatamente ricordi dei libri di scuola, sembrano titoli di un film, di uno di quei peplum anni Cinquanta con il protagonista lucido e muscoloso e l'attrice principale discinta in una tunica candida.

Anche l'ultimo grande set di Cinecittà (anno 2007) è stato ambientato ai tempi di Giulio Cesare. È Rome, produzione multi-milionaria e attori inglesi. Una serie televisiva che ha fatto storia, anche grazie alla grande accuratezza nella ricostruzione degli ambienti e degli eventi. Come un cerchio che si chiude, l'ultimo vero peplum degli studios ha salutato un'epoca meravigliosa, in cui la Tuscolana era come Beverly Hills e non c'era romano che, nella vita, non avesse passato almeno una giornata fra paghe e cestini, ciak e battute.

Il Quadraro è a poche centinaia di metri oltre i cancelli degli studi cinematografici, ma sembra un'altra galassia. Qui, invece, si contano i metri che ti separano dal prossimo negozio, dai saldi migliori, dal parcheggio tanto desiderato. Qui conta il sogno sbilenco di veder comparire la limousine di Sophia. E un muro di cinta che ancora separa il cinema dal suo pubblico. Che ancora separa finzione e realtà.






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