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Castel Sant'Angelo: Il ponte più "ponte" di Roma

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Breve storia di Ponte Sant'Angelo e delle sue statue, quelle cinquecentesche dedicate ai santi Pietro e Paolo a quelle berniniane dei Dieci Angeli. Segui Gaia alla scoperta delle curiosità meno note di Roma

C'è una contesa intestina fra i ponti di Roma. Ponte Milvio è il più antico in assoluto, con un tracciato che esiste almeno dal IV secolo a. C. Da allora, il vecchio ponte Mollo ha assistito a una quantità infinita di "eventi" romani, a partire dalla storica battaglia di Costantino contro Massenzio.


Ma è a Ponte Sant'Angelo che bisogna andare per sentire il battito del cuore della Città Eterna. Ogni pietra qui parla della capitale: ci restituisce immagini ormai stra-conosciute, come la mole di Castel Sant'Angelo che si affaccia alla fine del ponte, e storie intime, quasi quotidiane. È come se la vita della capitale si fosse impigliata fra queste due sponde per secoli, riversando sulla sabbia del Tevere e sotto i merli del castello un'infinità di emozioni che oggi è possibile risvegliare adeguando il ritmo della passeggiata al ricordo. 

Su Ponte Sant'Angelo si è capito che l'Anno Santo della capitale era un successo sicuro, quando davanti agli occhi di Bonifacio VIII, il pontefice che promosse il primo giubileo di Roma nel 1300, si sono riversate talmente tante persone che l'evento passò alla storia, citato anche nell'Inferno di Dante Alighieri. Per inciso, insieme alla superbia del papa, in quel Canto sono state rese immortali anche le baracche che dividevano a metà il ponte nel senso della lunghezza. Fu un espediente involontario per regolare il traffico umano, una soluzione spontanea che però evitò una tragedia. 

Tragedia che puntualmente capitò durante un altro Anno Santo, quello del 1450, quando morirono oltre duecento persone nella ressa che si creò sul ponte dopo che una mula si imbizzarrì. 

Il Ponte era cruciale, era l'incrocio più popolare di Roma tanto che la città sembrava nascere e morire qui, davanti alla vecchia tomba di Adriano, dal 403 dopo Cristo, primo baluardo dell'Urbe. Nascere e morire. Ma soprattutto morire, visto che sul ponte ci si dava appuntamento per assistere alle condanne a morte comminate dal papa, come quella di Beatrice Cenci, nel 1599, in cui il popolo parteggiò non per il boia ma per la sua vittima bambina, accusata di omicidio ingiustamente.

Fu per questo suo ruolo centrale che tanti papi si dedicarono a Ponte Sant'Angelo e al suo abbellimento. A partire dal Quattrocento, infatti, una schiera di pontefici fecero aggiungere e poi smantellare torrioni, appiccicare cappelline, fino a prevedere delle statue temporanee e, infine, una collezione di statue che rimanesse lì per sempre. Cosa che accade nel 1667 per volere di Clemente IX, che commissionò a Gianlorenzo Bernini (e alla sua scuola) i dieci angeli sotto i quali oggi si passeggia estasiati pensando di entrare in comunione con il maestro senza sapere che in realtà Bernini ne scolpì personalmente soltanto due (cioè l'Angelo con la corona di spine e l'Angelo con il cartiglio) ed entrambi non sono mai finiti davanti a Castel Sant'Angelo.

Già, perché, nel frattempo, il papa li volle per sé e chiese e ottenne che l'artista esponesse due copie lasciando gli originali in custodia fino al pagamento. Il pagamento però non arrivò mai e Bernini, che era un uomo d'affari oltre che un genio dell'arte, piuttosto che regalare le statue a un papa tirchio preferì tenersele in casa, in via della Mercede. E poi, dopo la morte dell'artista, passarono nella Chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, dove ancora oggi si possono ammirare. 

In realtà, però, di statue sul ponte ce ne sono dodici. Le altre due, quelle che affacciano sul lungotevere e rappresentano i santi Pietro e Paolo sono presenti dal Cinquecento (1535) e testimoniano uno dei momenti più bui della Città Eterna. Nell'anno orrendo del Sacco di Roma (1527) il papa si era asserragliato in Castel Sant'Angelo come molti pontefici prima di lui quando dovevano resistere a un assedio. Sulla sponda opposta, due cappelline votive, servirono invece ai Lanzichenecchi da riparo per resistere alla controffensiva dei soldati del papa.

Roma capitolò dopo poco e visse il saccheggio più violento della sua storia. Mentre le cappelle di Ponte Sant'Angelo furono sconsacrate e rimasero in stato di abbandono fino a qualche anno più tardi quando Clemente VII le fece sostituire con i due santi che ci sono ancora oggi. 

La storia di Roma si è appuntata su questo ponte maestoso con una tenacia che rivela un amore sconfinato. Era il ponte che portava la città del popolo sotto casa dei potenti e viceversa. E a Ponte Sant'Angelo ancora si va non tanto per attraversare il fiume, ma per "stare", ammirare il tramonto, godersi lo scorcio dell'ingresso al Castello, spingere lo sguardo sul fiume verso San Pietro, o semplicemente bighellonare sospesi fra acqua e cielo, in compagnia degli angeli.





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