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Aventino: Il colle del silenzio e dei Cavalieri

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Gli scorci, i paesaggi le piazze vuote, la magia dell'Aventino lo rende un posto a sé rispetto alla vitalità romana da cartolina, va scoperto dedicandogli una lunga passeggiata e qualche sospiro. Scopri il colle più silenzioso della capitale con Gaia!

Di certo a Roma non mancano possibilità di passeggiate. Villa Borghese, con il suo verde a perdita d’occhio è una “giusta” pausa rilassante dopo giornate passate nell’affannosa ricerca della bellezza unica del centro storico. Villa Pamphilj, poi, è come una macchia verde che taglia la città poco dopo il Vaticano. Villa Celimontana, sul Celio, regala una sosta a chi invece ha scelto come meta del suo itinerario il Colosseo.
Ce n’è da camminare, sempre, per ore, per giorni. 

Eppure l’Aventino ha il pregio tutto suo di aver mantenuto un aspetto che ha incantato i viaggiatori del passato e li incanta ancora oggi: la sua “pittoresca disurbanizzazione”, anzi, sembra aver acquistato valore ai giorni nostri, quando tutto sembra fin troppo antropizzato e Roma, appena sotto a questo colle che guarda al Palatino, è gonfia di macchine e rumori. 

Che si venga fin quassù a caccia di chiese (Sant’Alessio, Sant’Anselmo, la splendida e austera Santa Sabina); di piazze vuote (Piazza dei Cavalieri di Malta) o di scorci notevoli, che si salgano le sue pendici cercando strade antiche (il clivo di Rocca Savella o il clivo dei Publicii, prima strada lastricata di Roma) l’effetto è sempre lo stesso: una sensazione di benefico “straniamento” dai mali della vita, una parentesi nella quotidianità affollata dell’uomo moderno. 

È che l’Aventino intanto lo devi conquistare. Perché richiede un piccolo sforzo fisico non supportato dalla comodità delle vie d’accesso. Lungo le “sue” salite micidiali si ha tutto il tempo di ripensarci, domandarsi se davvero vale la pena affrontare tutto questo affanno e poi – una volta su – con un’immensa magnanimità, l’Aventino perdona e convince. Sì, ne valeva la pena. Sì, adesso il riposo sarà ancora più meritato, la passeggiata sarà stata “guadagnata”. 

E poi, in fondo, va scoperto. Perché questa zona di Roma è ancora sufficientemente priva di code di turisti e il tempo che le si dedica è un tempo di meditazione e di completa simbiosi con la natura e con gli interventi umani che nei secoli hanno conferito al colle quest’aspetto corroso ma nobile.
Infatti, come si fa a non farsi rapire da pensieri “alti”, quando ci si affaccia al Belvedere del Giardino degli Aranci

Progettato da Raffaele Vico nel 1932, il giardino è un esempio di pulizia e rispetto della storia, che si associa alle mura antiche che lo stringono e ai reperti (splendido il mascherone della fontana su cui affaccia l’entrata del parchetto, proprio nella Piazza di Santa Sabina). Vecchio e nuovo, testimonianze – soprattutto ecclesiastiche e monastiche – insieme a “nuovi” esperimenti condotti da persone come Vico (appunto), ma anche Muñoz e più tardi Busiri Vici, senza contare tutti gli architetti “minori” che ci hanno lavorato, si uniscono in un coro armonico in cui è il verde dell’Aventino a vincere e – appunto – la sua “pittoresca disurbanizzazione”, l’immagine di una “città diradata” che l’ha reso famoso. 

E a cosa, se non a un isolamento aristocratico e glorioso, si può pensare quando – nella stagione della sua apertura (da maggio a giugno/luglio) – si visita il Roseto comunale, su via di Valle Murcia? La città di Romolo e Remo e degli imperatori è all’orizzonte, ma fra i viali del roseto non c’è che l’odore dei fiori e la loro bellezza, lo scorcio delle strutture metalliche affollate di varietà rampicanti e colorate che risalgono l’altura su cui è stato allestito il giardino e le piante “a valle”, disposte con cura e amate come un esercito di “signorine” vezzose ed esigenti.

La stessa sensazione si avrà infine passeggiando su Piazza dei Cavalieri di Malta che è stata decorata dall’architetto e incisore Piranesi nel Settecento. La piazza è candida di intarsi intricati e altamente simbolici. È un inno alla famiglia Rezzonico, all’epoca parte fondamentale dell’ordine cavalleresco e altrettanto importante in Vaticano con papa Clemente XIII. 

Se il sole al tramonto colora la piazza di rosa, alla controra, quando la luce non ha pietà per niente e nessuno, taglia i simboli di Piranesi e li annulla per poi lasciarli balzare all’improvviso davanti ai nostri occhi nel punto in cui il muro incontra l’ombra di una pianta o di un balcone. Lì, nel silenzio di una piazza in cui è normale abbassare il tono della voce, c’è anche l’arci-famoso Buco di Roma. Sul portone dei Cavalieri, la serratura di un chiavistello che rimane sempre chiuso per chi non fa parte dell’ordine, offre una vista sorprendente sulla Cupola di San Pietro incorniciata dalle piante del giardino del Priorato. 

È l’escamotage più famoso per chi accompagna un amico forestiero in visita a Roma e vuole fargli vedere qualcosa di insolito. Ma, davvero, una volta conquistato l’Aventino questi “trucchi” quasi non servono.





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